Scopri il Kecak, il "canto della scimmia".

L’Indonesia è una culla di culture, un cosmo in cui ogni isola è un pianeta separato, interconnesso con gli altri ma totalmente unico nelle sue più profonde espressioni culturali. Anche se molti dei turisti vi si recano per le spiagge e le feste, da almeno 2 secoli Bali è visitata e studiata da studiosi di tutto il mondo per la sua cultura e le sue forme artistiche uniche, danze tradizionali, forme teatrali, musica e rituali. Tra queste c’è una forma d’arte molto particolare chiamata Kecak.

I balinesi sono per la maggior parte indù, sebbene l’induismo balinese sia molto diverso da quello indiano: essendo isolato dai contatti con l’India, le sue espressioni artistiche e rituali sono state fortemente influenzate dalla cultura giavanese.

Anche se la forma Kecak risale agli anni’ 30, questa forma rituale di canto e danza é molto più atavica e radicata nella cultura Balinese ancestrale.

L’accompagnamento musicale di gamelan mulut (mouth gamelan), o il coro cak, può essere trovato in diversi rituali balinesi che coinvolgono lo stato di trance degli artisti, come il tari sang hyang, o “danza della dea celeste”. In questo rituale, i danzatori sono posseduti dagli dei, e scacciano gli spiriti maligni, colpevoli di un avvenimento inquietante. Il tari sang hyang è un rito molto sacro, eseguito nella parte interna del tempio, dove sono ammessi solo “sacerdoti” o persone sante.

La storia

Spaventati ogni anno da un attacco letale che colpiva il villaggio, con i monsoni che portavano tempeste nel mese di novembre, gli abitanti del villaggio di Bona sapevano che ogni famiglia avrebbe perso almeno un membro per malattia. Le persone erano malate, vomitavano, avevano la diarrea. Peggiorarono fino a quando gli ammalati vomitavano sangue e avevano febbre. Molte persone morivano, la loro pelle diventava nera. In un giorno ci potevano essere fino a quattro funerali, il giorno seguente cinque, e avanti così, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, anno dopo anno.

I templi erano tutti chiusi. La gente non poteva entrare, ogni famiglia aveva perso qualcuno, e quindi erano tutti impuri: non c’erano cerimonie per i morti, che erano tanti. Fare baccano a sufficienza per svegliare i morti era l’unico metodo che potevano immaginare per scongiurare la malattia mortale. Una notte un uomo, venne posseduto dal ritmo, non dal ritmo del gong, ma da quello delle voci umane, e la malattia ha iniziato ad attenuarsi, la morte e la malattia si sono interrotte. Gli abitanti del villaggio di Bona continuarono a celebrare questo rito ogni 6 mesi fino al 1970, quando i ballerini iniziarono ad essere invitati a esibirsi per i turisti. Dopo aver capito come questo priverebbe una pratica sacra del suo significato, gli abitanti dei villaggi di Bona fermarono del tutto la pratica, non facevano più il Kecak.

Il Kecak oggi

Oggi giorno il Kecak è praticamente quello sviluppato da Spies e Limbak, con il coro di Cak che accompagna alcune scene classiche del Ramayana. Le esibizioni durano tra i 60 ei 90 minuti e sono solitamente seguite da una cosiddetta danza del fuoco, anch’essa presa in prestito da altri riti religiosi come il tari sang hyang jaran. Il significato religioso è completamente sparito, infatti la performance si svolge nella zona più esterna del tempio invece che nel suo nucleo interno, una zona che, pur essendo anch’essa consacrata, è destinata ad ospitare attività profane.

Tuttavia, il Kecak mantiene il suo fascino, i suoni fanno girare lo spettatore, i costumi dei personaggi principali sono meravigliosamente intricati, la luce del fuoco e l’atmosfera generale hanno un’aura magica che incanta.

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